Festa del cioccolato a Capannelle
Megcreative sarà presente domenica 3 aprile dalle ore 10.30 alle ore 19.30.
Non mancate … cioccolato per tutti!!!! :þ
- Festa del cioccolato


Il mio regalo di Buon anno
Ecco, cari amici, il calendario da tavolo 2011 di Megcreative.Decorazioni di Natale
Le mie lampadine dipinte per decorare in allegria l’albero di Natale.
Qui potete scaricare il passo passo della seconda lampadina.
Gomma arabica, Gommalacca, Metilcellulosa, Sandracca, Tempere all’uovo
GOMMA ARABICA
La gomma è una mucillagine vegetale che ha origine nella corteccia degli alberi. Questo tipo di gomma in particolare si ricava da varie specie di acacie che si trovano in Arabia, per cui prende il nome di arabica.
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Mosaico indiretto su carta

Si riporta il disegno su carta fodera e con colla di farina si incollano le tessere capovolte sulla carta.
Colla di farina: 1 parte di farina e 3 di acqua cotta a bagnomaria fino a quando la colla assumerà una consistenza gelatinosa.
Si prepara la superficie che accoglierà il mosaico con adesivo forte e si fa aderire il mosaico preparato rivoltato. Quando l?adesivo è consolidato si asporta la carta con acqua calda.
Mosaico indiretto

Questo metodo è particolarmente idoneo per mosaici pavimentali e consiste nel disporre le tessere capovolte sul disegno di carta o tela ed incollate con una colla idrosolubile. A lavoro ultimato si presenterà una superficie completamente liscia.
SU TAVOLETTA
Su una base di multistrato si fissa il ?cartone?, si copre con una plastica trasparente ben tirata e fissata con puntine da disegno, poi con tela sottile tipo garza si fa la stessa cosa. A questo punto si contorna il disegno con bacchette di legno fissate con chiodi e si inizia ad incollare le tessere capovolte con colla di pesce preparata a bagnomaria (1 parte di colla e 3 di acqua).
Una volta terminato il lavoro si copre con una malta piuttosto liquida così composta:
° 3 parti di SABBIA DI FIUME setacciata
° 5 parti di CEMENTO bianco o grigio o colorato
° ACQUA
Si taglia una rete in misura appena più piccola del mosaico e si appoggia sulla prima malta poi si copre il tutto con la malta finale:
° 3 parti di SABBIA DI FIUME grossa
° 5 parti di CEMENTO
° ACQUA
Dopo 4/5 giorni si smonta il tutto e con una spugna bagnata con acqua calda si toglie la garza, poi si pulisce il mosaico.
Caravaggio

CARAVAGGIO – BACCO ADOLESCENTE Pittura Pompeiana – Grottaferrata (RM) 26/03/2006 – 28/05/2006

Mosaico diretto

Consiste nel disporre le tessere direttamente sulla superficie coperta di malta. In questo modo il mosaicista vedrà il disegno prendere forma sotto le sue mani e potrà intervenire per eventuali variazioni.
Si impermeabilizza una base di multistrato su tutti i lati con una mano ben tirata di acqua e vinavil (3 parti di acqua e 1 di vinavil), Si lascia asciugare e poi si impermebilizza ancora con una mano di malta di copertura così composta:
° 1 parte di Polvere di marmo
° 1 parte di Cemento bianco o grigio
° 1 parte di Acqua e vinavil (3/1)
La consistenza deve essere quella dello yogurt – coprente ma non troppo.
Dopo aver coperto tutti i lati si lascia seccare.
La malta di lavoro deve essere più elastica di quella di copertura:
° 1 parte di cemento grigio
° 1 parte di Polvere di marmo
° 1 parte di Grassello di calce
° un pò di acqua di calce
N.B. Sabbia e Polvere di marmo sono INERTI
Cemento e Grassello di calce sono LEGANTI
INERTI e LEGANTI formano una malta duratura nel tempo.
Le tessere si ottengono appoggiando una pietra o una porzione di smalto sul TAGLIOLO che è la scure rivolta all’insù e fissata ad un ceppo, colpendo poi con la MARTELLINA, un martello a doppio taglio di acciaio duro.
Sul dipinto, chiamato CARTONE si applica la carta velina e con una penna si tracciano i contorni principali del disegno; si ricalca questa linea a rovescio con inchiostro e si appoggia la velina sulla malta di lavoro perfettamente livellata. La velina aderendo alla malta bagnata lascerà la traccia esatta del lavoro da eseguire.
Una volta terminato il mosaico si rifinisce con un legante per riempire gli spazi tra le tessere: tutta la superficie viene quindi ricoperta di una malta liquida e dopo qualche minuto ripulita accuratamente.
Icona

Dal greco classico eiko’n-onos che vuol dire immagine. E’ difficile dire quando siano sorte storicamente le icone. Una tradizione attribuisce le prime a S. Luca (infatti sempre rappresentato nell’atto di dipingere l’icona della Madonna). Ce n’è invece un’altra che ricollega l’icona alla sacra sindone, non eseguita da mano d’uomo, ma il cui ruolo di protezione e di vittoria sul male è maggiore rispetto a tutte le altre icone, anche quelle della Madonna e dei santi. L’icona, comunque, ha un suo posto particolare nell’arte bizantina, legata quindi a Bisanzio, poi divenuta Costantinopoli, capitale dell’impero romano d’oriente. Mentre in Occidente è abituale la divisione tra arte antica e arte medievale,, l’icona perdura fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453 e oltre, specialmente nei nuovi centri artistici sorti in concomitanza con la diffusione dell’ortodossia in Russia, Macedonia ecc. Purtroppo molte antiche icone sono andate perdute per opera degli iconoclasti, ma fu proprio in quell’epoca che ne emerse l’importanza, anche attraverso le sofferenze e il martirio di molti difensori dell’icona, e che si è sviluppata la teologia necessaria per comprenderle. Nell’esecuzione di un’icona si segue un canone ricco di significati simbolici. Un significato ben preciso hanno anche i colori, essi infatti non possono essere considerati come un semplice mezzo di decorazione, ma fanno parte del linguaggio che tende ad esprimere il mondo “divino”. ° L’oro indica la luce ° Il bianco la purezza e la trasfigurazione ° Il nero le tenebre, la non conoscenza ° Il rosso simbolizza il divino ° Il blu e il verde ciò che è umano Inoltre l’alfa e l’omega che si trovano in molte icone poste ai lati dell’immagine di Cristo richiamano il passo dell’Apocalisse 2, 13, dove si afferma la divinità del Figlio consostanziale al Padre. Ma vediamo come si realizza un’icona.
MATERIALI UTILIZZATI Legno grezzo: si può utilizzare legno massello, multistrato o lamellare, ma deve essere grezzo, se è già trattato deve essere riportato a vergine. Colla di pesce (o ittiocolla) Gesso di Bologna: minerale costituito essenzialmente da solfato di calcio con due molecole di acqua di cristallizzazione detto comunemente solfato di calcio biidratato. Caratteristica di questo tipo di gesso è che a differenza degli altri (alabastrino, scagliola ecc.) che induriscono solo con acqua, ha bisogno di un collante per indurire. Prima di tutto va preparata la colla di pesce con una proporzione di 1 a 10 ( 1 parte di colla e 10 di acqua) a bagnomaria. Una volta sciolta ne va presa una piccola quantità e diluita al 50% con acqua. Con questa si fa l’imprimitura passandone una mano tirata sul supporto ligneo (davanti, dietro, bordi) su cui si dovrà eseguire il lavoro. Nella colla originaria (quella sciolta con la proporzione 1 a 10) si inzia ad aggiungere il gesso di Bologna (precedentemente setacciato per renderlo fine, senza grumi). Lasciare che la colla assorba il gesso, senza mescolare perchè si creerebbero delle bolle d’aria. Girare il composto (per rendersi conto della densità) solo quando il gesso di Bologna affiora in superficie. Dovrà avere la consistenza di uno yogurt. Una volta pronto il gesso e colla passare una mano tirata su un lato e i bordi della tavola. Aspettare che cominci ad asciugare (diventando man mano di colore bianco) e iniziare a dare delle mani a spessore (ogni volta di senso inverso alla precedente incrociando i passaggi), cercando con il pennello di sfiorare la superficie per non creare troppe irregolarità (dovrebbe infatti risultare una superficie piuttosto liscia). Tra una mano e l’altra non è indispensabile che il gesso e colla inizi a diventare bianco, l’importante è attendere che la superficie diventi opaca, ciò vuol dire che la colla di pesce inizia a solidificare, diventando gelatinosa, rapprendendosi dopo poco tempo. Data l’ultima mano (la seconda o la terza) lasciare asciugare bene prima di continuare il lavoro. Una volta pronto si carteggia il supporto così preparato per ottenere una superficie abbastanza liscia. Si inzia con una carta vetrata a grana media (150/180) e poi si finisce con una mano sottile (800/1200), per togliere i graffi dell’altra carta. Anticamente venivano date anche fino a 8 mani di gesso e colla, alternativamente da sinistra a destra, dall’alto in basso e si lasciava asciugare all’aria. Si cospargeva infine una sottile polvere di carbone, in modo da evidenziare le eventuali protuberanze che venivano eliminate prima con un raschietto uncinato e poi con uno piatto usato con mano leggera. Il materiale eccedente veniva spazzato via con penne di gallina o d’oca per non graffiare minimamente la superficie. Durante la seconda metà del XV sec., le preparazioni si ridussero progressivamente di spessore. Dopo aver spolverato bene la superficie (precedentemente carteggiata), si riporta il disegno e si può iniziare a creare delle cornici e particolari a rilievo, cercando di fare questo lavoro con precisione, servendosi magari dello scotch di carta, su i cui bordi esterni andrà passata la pietra agata, o qualsiasi pietra che non si sgretoli o si sfaldi, per non far penetrare il gesso e colla al di sotto dello scotch.
IMPORTANTE Bisogna togliere lo scotch prima che il lavoro si asciughi troppo, perchè a quel punto non sarà più possibile staccarlo. Per creare le cornici e i particolari a rilievo verrà utilizzato un gesso e colla più denso che prende il nome di Pastiglia. Su questo lavoro tante sono le possibilità di decorazione, le superfici possono essere infatti oltre che a rilievo anche incise per mezzo di bulini, si possono aggiungere gemme di vetro o altri elementi, ottenendo dei risultati di grande effetto.
Tela pattina

Si può preparare la pattina anche senza supporto ligneo (come complemento d’arredo o da camottare in seguito). L’importante è che al gesso e colla si unisca il 10-20% di olio di lino cotto, per renderlo elastico e permettere alla tela di essere arrotolata.
Pittura Pompeiana

Benchè di solito tutti i dipinti pompeiani vengano chiamati semplicemente affreschi, la vera natura della tecnica con cui sono stati eseguiti alcuni di essi è ignota. Essi ci sono pervenuti in un perfetto stato di conservazione: quelli i cui colori hanno perso il primitivo splendore sono stati danneggiati dalle intemperie o dall’umidità dopo la loro scoperta. Per questa ragione, se da un lato dobbiamo rimpiangere che le pitture pompeiane conservate nel museo nazionale di Napoli siano state allontanate dall’ambiente ad esse destinato, dall’altro dobbiamo considerare che proprio grazie a questo fatto, le possiamo ancora vedere così come vennero ritrovate. Di particolare interesse risulta essere la tecnica con cui sono stati realizzati i dipinti pompeiani. Sembra da escludere che tutti siano veri affreschi, infatti si ipotizza che i colori siano stati applicati sul muro già asciutto dato che non si trovano tracce dei raccordi inevitabili (a meno di non terminare tutto il lavoro nello stesso giorno) in un’opera ad affresco, dove il colore deve essere steso sul muro ancora umido. Lo stato di conservazione sembra anche dovuto alla qualità dell’intonaco, i cui strati più superficiali sarebbero stati costituiti da polvere di marmo e calce con aggiunta di altri componenti, preparazione che garantisce il perdurare dell’opera. PREPARAZIONE DELL’INTONACO Per ottenere la malta su cui dipingere (su supporto ligneo) va innanzitutto preparata la colla di pesce , che si ricava dalle vesciche natatorie di alcuni pesci. La più pregiata si ricava dallo storione e da varietà di pesci ad esso affini. Queste vesciche lavate, disseccate e private della pelle esterna formano la vera colla di pesce o ittiocolla. Insolubile in acqua fredda, solubile in acqua bollente. La sua diluizione è in rapporto da 1 a 10 (1 parte di colla, 10 parti di acqua) si scioglie a bagnomaria. Se dovesse avanzare si aspetta che raffreddi (diventando di consistenza gelatinosa), si aggiunge un pò di aceto di vino per mantenerla, per finire si può anche mettere in frigorifero. Una volta pronta la colla di pesce, se ne prende un pò e si diluisce con acqua al 50% (metà colla e metà acqua) e con essa si fa l’imprimitura della tavola di legno su cui si dovrà realizzare la pittura. A questo punto si prende della stoppa idraulica o spago tagliata irregolarmente e si adagia sulla tavola, fissata in alcuni punti con la colla di pesce non diluita, per impedire che si muova. Questa permette una buona presa dell’intonaco sul legno. Si prepara la malta in queste proporzioni: ° stucco in polvere 40% ° polvere di marmo 40% ° grassello di calce 10% ° colla di pesce (per renderla più resistente) 10% ° acqua q.b. Si inzia ad impastare e si continua a diluire con acqua finchè non è pronto il composto necessario per ricoprire tutta la superficie lignea. IMPORTANTE Se il lavoro dovete farlo sul muro NON utilizzate la colla di pesce, infatti non può essere applicata sul muro perchè ammuffisce. Una volta asciugata la malta si riporta il disegno precedentemente preparato e si inizia a dipingere con pigmenti macinati in acqua, senza alcun tipo di legante, verrà infatti fissato tutto il lavoro ad Encausto (cioè con cera a caldo).
Affresco

Per la pittura murale la tecnica principale è stata quella dell’affresco. Tale tecnica si ha quando ci si è valsi del principio di fermare il colore, intriso nell’intonaco ancora umido, usando la carbonatazione della calce, secondo la formula
Ca(HO)2+CO2->CaCO3+H2O
e cioè quando la calce dell’intonaco combinandosi con i gas carboniosi dell’aria si è trasformata in carbonato di calcio, divenendo una superficie compatta di consistenza marmorea, che chiude in sè il colore. Il colore risulta così sigillato nella pellicola superficiale di carbonato di calcio, prodotta appunto da questa reazione. Perchè tale processo possa avvenire con buoni risultati, l’essicazione dell’affresco (l’eliminazione dell’acqua) deve avvenire lentamente ed uniformemente.
Nella pittura a fresco gli elementi principali da considerare sono: il muro, l’arriccio, l’intonaco.
IL MURO
Il muro puà essere di pietre o di mattoni, ma non ad esempio misto, perchè tale varietà provocherebbe diversificazioni sull’affresco; deve essere esente da umidità. E’ importante inoltre bagnare bene il muro prima di stendere l’arriccio affinchè faccia buona presa.
L’ARRICCIO
L’arriccio è costituito da un impasto (malta) di sabbia e calce. La sabbia deve essere silicea e di fiume (quella di mare presenta sali) e deve essere esente da argilla che crea sfaldature. Prima di utilizzarla va setacciata per eliminare i pezzetti più grandi.
La calce è un materiale ottenuto sottoponendo a speciale cottura le rocce contenenti carbonato di calcio (calcari). Per formare le murature e per avere un utilizzo nel campo pittorico la calce così ottenuta, detta viva, deve essere sottoposta al procedemento di “spegnimento”. Lo spegnimento si ottiene attraverso il trattamento della calce viva con l’acqua. La calce così ottenuta si dice spenta o grassa perchè formata da un grassello consistente e quasi untuoso (da qui “grassello di calce”).
Questo tipo di calce è la più adatta per l’affresco perchè costituita da calcare più puro. Aggiungendo acqua al grassello si ottiene il latte di calce, aggiungendo ancora acqua si ottiene l’acqua di calce.
Le proporzioni tra sabbia e calce sono le seguenti:
2 parti di sabbia (circa)
1 parte di grassello di calce
Le dosi possono anche variare se la calce è più o meno silicea. Tenere presente che troppa calce fa screpolare l’arriccio, come pure l’intonaco.
Questo composto va lavorato a lungo fino a diventare relativamente consistente e molto omogeneo.
L’INTONACO
L’intonaco destinato a ricevere il colore, detto anche “intonachino”, è composto di polvere di marmo e grassello di calce in proporzione (più polvere di marmo che grassello) e viene applicato sull’arriccio (precedentemente bagnato).
Esso deve essere ben umido (fresco) e restare tale per tutto il corso del lavoro di coloritura (da qui la definizione “affresco”) per questo si può applicare sul muro solo la superficie che sarà dipinta durante la giornata. Si hanno, quindi, dalle 8 alle 12 ore di tempo per concludere il lavoro, infatti per permettere il processo di carbonatazione le stesure di intonachino sono in genere di dimensioni limitate, ampie cioè quanto la superficie che il pittore ritiene di poter dipingere in un giorno, tempo necessario all’intonachino per asciugare. Da qui il nome di “giornata” dato alle singole stesure di intonachino.
IMPORTANTE
Poichè devono resistere all’azione caustica della calce, non tutti i colori sono utilizzabili nell’affresco. Sono preferibili i pigmenti di origine minerale, perchè gli altri cambiano di natura e colore. (es. giallo cromo)
Se l’intonachino dovesse asciugare prima di terminare del tutto l’affresco e cioè se si ha la necessità di fare piccoli ritocchi, questi si possono eseguire a secco (su l’intonaco asciutto) con tempera all’uovo o con colori a calce (cioè preparati con la calce come legante).
Doratura
La tecnica della doratura consiste nell’applicazione, su qualsiasi superficie, d’oro in foglie (o in polvere). La doratura è stata ampiamente usata fin dall’antichità, per la decorazione, accanto all’oro massiccio. Esistono reperti dorati con foglia d’oro risalenti a 3000 anni fa, come le maschere di Tutankamon, faraone della diciottesima dinastia egiziana. Anche i Bizantini usarono molto l’oro mescolandolo con la cera. Cinesi e Giapponesi hanno dipinto su superfici totalmente dorate. In tempi relativamente recenti, i costi minori, hanno consentito la diffusione della doratura a foglia per decorare stucchi e architetture di chiese e palazzi. Attualmente questa tecnica è usata per impreziosire cornici di valore e per realizzare decorazioni e rifiniture particolari. Per essere bravi doratori è necessaria molta esperienza e la conoscenza di tecniche specialistiche come l’uso del gesso di Bologna e del Bolo (sostanza argillosa che si applica come base per la foglia d’oro – può essere di colore rosso, giallo o nero). Al fine di ottenere decorazioni d’effetto su materiali di poco pregio è però sufficiente l’uso della foglia metallica colore oro (oro falso) che essendo molto più pesante di quella d’oro zecchino è di più facile applicazione e di costo chiaramente inferiore. Se ben antichizzata, consente inoltre di ottenere ottimi risultati. Questo è il tipo di doratura che affronteremo, cioè la doratura a missione, estremamente semplificata rispetto a quella che richiede l’uso di oro vero. In questo caso è sufficiente applicare sull’oggetto un’emulsione a base vinilica che si chiama missione. In particolare quella che useremo è una missione all’acqua a 10 minuti, ne esistono infatti, altri tipi con tempi più lunghi (3/12 ore). E’ sufficiente passare una mano ben tirata (in pratica senza accumuli)) sull’oggetto da dorare e aspettare 10 minuti. L’importante è ricordare che prima dei dieci minuti la foglia d’oro non attacca, se passano più di dieci minuti, anche delle ore, la foglia d’oro attaccherà ugualmente senza problemi. Per quanto riguarda l’argentatura si segue lo stesso procedimento. L’argento che si utilizza non è allo stato puro, ma è mischiato con leghe come lo zinco, il rame, l’alluminio e altri metalli. L’argento è uno dei metalli più anticamente conosciuti e in passato era usato spesso anche per le false dorature, più economiche che quelle vere perchè l’oggetto argentato, se laccato più volte con la gomma lacca, acquista il colore caldo dell’oro. L’argento trattato in questo modo si chiama argento a mecca.
Ultime fatiche …
… pronte per la mostra.
Bottiglia Etnika
Per questo nuovissimo lavoro, ho preso spunto da un progetto pubblicato sull’ultimo numero di Laboratorio di decoupage.
Decorazione vetro
Piccoli posaceneri di vetro decorati da me con fantasia. Ottimi come bomboniere.











































Questa è la mia prima zucca di halloween.













